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Il pellet ha conosciuto in questi anni un enorme successo dovuto principalmente al suo basso costo e, soprattutto, alla sua alta resa calorica. Di conseguenza, la sua richiesta è aumentata notevolmente portando non solo all’aumento del suo prezzo (pur rimanendo conveniente rispetto a quello dei tradizionali combustibili fossili) ma anche alla proliferazione di nuovi produttori di questo materiale.
Oggi è possibile trovarne sul mercato molte differenti varietà e qualità ma bisogna fare attenzione in quanto l’alta qualità è un requisito fondamentale nella scelta del pellet (la resa calorica, per esempio, dipende dalla qualità del legno utilizzato per la sua produzione). Il pellet di scarsa qualità porta a problemi di funzionamento degli impianti di combustione nonché alla necessità di una pulizia più frequente delle apparecchiature. L'impiego di un pellet di cattiva qualità può inoltre danneggiare la struttura delle vostre stufe, sviluppando temperature d'esercizio troppo elevate.
Il nostro consiglio è quello di utilizzare esclusivamente materiale certificato secondo le normative internazionali come la DIN 51731, la O-NORM M7135 o lo standard DINPlus, introdotto nel 2002 in Austria e Germania a garanzia dei prodotti di qualità superiore.
Attualmente in Italia non è corretto parlare di normativa sul pellet, poiché questa è assente: il CTI (Comitato Termotecnico Italiano) ha elaborato una raccomandazione con la quale definisce alcuni livelli di qualità del pellet. Tale raccomandazione è probabile che possa divenire norma tecnica a breve, dopo essere stata posta al vaglio dell’UNI.
In generale possiamo dire che il pellet migliore è quello ottenuto dal legno vergine di faggio e abete. Questa varietà di pellet deve avere un colore chiaro o "bianco", deve riportare sulle confezioni le etichette in cui sono descritte tutte le caratteristiche del prodotto (potere calorico, luogo di provenienza, ecc.) e deve riportare sulla confezione le varie certificazioni di qualità.
Per riconoscere il pellet di qualità, quindi, oltre al prezzo (che non può mai essere bassissimo) è necessario osservarne il colore: più il pellet è scuro più è probabile che non sia dei migliori. Questo non vuol dire che il pellet non sia di qualità, ma occorre valutarlo bene, verificarne la provenienza e la conformità alle normative internazionali.
Esistono altri piccoli accorgimenti per distinguere il pellet di qualità da quello meno pregiato: i piccoli cilindri devono essere di diametro costante, la superficie deve essere liscia e lucida, la consistenza compatta. Una volta immerso nell’acqua, il pellet galleggia se non è di buona qualità mentre affondano i pezzi più pregiati.
Occorre fare attenzione alle confezioni che devono essere integre, altrimenti il pellet tende ad assorbire umidità e a gonfiarsi (riducendo il potere calorifico). I pellets certificati non contengono agglomeranti chimico-sintetici o impurità (colle, vernici, plastica), presentano un’umidità residua assai contenuta (10-12%) e una frazione minima di polveri mentre i pellets di qualità scadente hanno una resa minore e fanno lievitare i costi di riscaldamento.
Infine, l’unità di misura del potere calorifico (KWh/kg), ci fornisce una sicura indicazione su cui è preferibile basarsi per la scelta del nostro pellet: più è alto il potere calorifico e più il nostro pellet ci scalderà.
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